Quale modello di business per l’aeroporto di Catania?

modellobusinessaeroporto

 

L’articolo pubblicato dal settimanale I Vespri (pag.7 n.34 del 28 settembre)

Il modello di business è una possibile chiave di lettura per valutare il ruolo strategico dell’Aeroporto di Catania e il suo impatto sulle imprese del territorio e sulla stessa impresa aeroportuale cioè la SAC, la società che gestisce la più importante infrastruttura della Sicilia Orientale. Intanto, cominciamo con una buona e con una cattiva notizia. La brutta è che Catania è stato declassato da aeroporto “core” a “comprehensive” e ciò significa che, almeno sulla carta, verrà escluso dai finanziamenti europei per le necessarie opere di potenziamento e ristrutturazione. La buona notizia è che, al Ministero, hanno considerato Catania aeroporto di rilevanza nazionale. Non è stato precisato come tutto ciò avrà impatto sui programmi futuri della SAC, cui è stata appena rinnovata la concessione quarantennale per l’esercizio dell’attività. A Palermo è toccata una sorte diversa. Pur con un minor traffico di passeggeri, con una società di gestione (la Gesap) che fattura meno di Catania (53 milioni contro 68 milioni di euro al 2011) e con perdite costanti da sei anni (al 2012, addirittura in rosso di quasi otto milioni di euro), l’Aeroporto Falcone Borsellino è stato incluso invece fra i “core”. I misteri della politica! Ecco la necessità di ricorrere a strumenti interpretativi differenti, come l’analisi del business model, per valutare quanto può essere strategico per il territorio l’Aeroporto Bellini di Catania. Bisogna distinguere due scenari: il primo, l’aeroporto così com’è oggi; il secondo, come sarà o potrebbe essere.

A “bocce ferme”, per Catania non ci sono allo stato attuale grandi margini di manovra per migliorare la redditività della società di gestione. Le voci di entrata sono prevalentemente i ricavi aeronautici (diritti aeroportuali, sicurezza, handling) e, tenuto conto dello spazio destinato in locazione alle attività d’impresa, solo in parte i ricavi commerciali. La riduzione dei costi è possibile puntando su una migliore organizzazione dei servizi interni, sull’esternalizzazione di quelli non critici per una gestione diretta e su un miglior impiego del personale dipendente: a Catania però il costo del personale (dati al 2011) incide per il 52,11% dei costi totali (persino più alto della SEA a Milano), mentre ad esempio a Venezia – il miglior aeroporto in Italia per rapporto fatturato/passeggeri – la stessa voce di bilancio pesa per il 27,6% (dati al 2012).  Non sono differenze da poco. Può capitare un “annus horribilis” come il 2012 – per le vicende legate alla crisi di Wind Jet e alla chiusura temporanea dell’aerostazione per un mese – per avere riflessi negativi sul conto economico: il 2012, infatti, si è chiuso in forte perdita (anche se il bilancio non è stato ancora pubblicato a livello camerale). Non si possono spingere più di tanto i ricavi verso l’alto e i costi verso il basso, se non a rischio di forti diseconomie esterne per l’utenza e le imprese: in pratica, è come se per fare star meglio la SAC, si dovessero penalizzare la qualità dei servizi offerti e accettare dalle compagnie aeree tariffe più alte offerte ai passeggeri. Bisogna accettare un compromesso, a meno che, come è avvenuto ad esempio a Trapani, le perdite della società di gestione sono riassorbite dai soci e, con un aumento di capitale, anche da qualche nuovo socio: all’Airgest è appena entrata la Regione Siciliana con il 49%. A Palermo si sta lavorando al bando per la privatizzazione.

E’ dunque, in prospettiva, che si potranno apprezzare i benefici di nuovi modelli di business per l’Aeroporto di Catania e di più positive implicazioni per il territorio, per le imprese e l’utenza. Immaginiamo l’aeroporto Bellini “diversamente” funzionante: con la riapertura della vecchia aerostazione Morandi; con la pista allungata in modo da accogliere velivoli di grosse dimensioni; con una stazione ferroviaria localizzata in prossimità se non addirittura all’interno dell’aerostazione; con più spazi destinati ai parcheggi; con un miglior collegamento viario con il centro urbano; con una più forte integrazione con le altre infrastrutture logistiche e di trasporto del territorio; in più stretta sinergia con Comiso, di cui ancora non chiara è la mission, nonostante la recente apertura? Non ne verrebbe fuori di sicuro un Aeroporto più funzionale, più trafficato, con aumentata capacità ricettiva e foriero di ricadute positive per le imprese del territorio oltre che per l’impresa aeroportuale, ovvero la SAC? Sono soltanto ipotesi destinate a rimanere sulla carta? Sogni nel cassetto? Oppure la classe politica e il management di SAC possono scommettersi su questi nuovi progetti?

Saro Faraci

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...