Formazione professionale in Sicilia, manca una exit strategy regionale

L”articolo pubblicato a pag. 13 dell’ultimo numero del settimanale I Vespri (n.38 del 26 ottobre 2013)

Manca una “exit strategy” del governo regionale

Sul mondo della formazione professionale in Sicilia si è abbattuto un vero e proprio cataclisma che non sta risparmiando nessuno: enti e programmi di formazione, formatori, formandi e sponsor politici. Ci sono due chiavi di lettura della vicenda. Una di tipo giudiziario, l’altra di tipo politico. Con riferimento ai casi finiti sotto inchiesta, la magistratura ha iniziato ad accertare tutte le responsabilità in merito a fattispecie di reati economici generali (truffa, peculato, corruzione, frode fiscale) e violazione di norme specifiche in materia di formazione (come, la inammissibilità delle spese rendicontabili). Diversi Enti, si viene a sapere adesso, hanno operato ai margini della legalità e in un diffuso clima di irregolarità; alcune situazioni sono veramente scandalose. La maggioranza degli Enti però ha lavorato correttamente, rendicontando alla lettera tutte le spese sostenute, in linea con i budget assegnati e con la natura del contributo ricevuto. Costoro non hanno certo da temere sul piano giudiziario; ma la loro sopravvivenza dipende soltanto dal piano politico. Sin dall’insediamento del governo, il Presidente Crocetta e l’assessore Scilabra, muovendo proprio da taluni episodi eclatanti (come il Ciapi), hanno iniziato la loro crociata, più mediatica che operativa, contro l’intero mondo della formazione professionale, spinti pure dalla necessità di razionalizzare una spesa che stava diventando incontrollabile. Eguale zelo, tuttavia, non si è avuto anche in altri campi (vedi i Forestali) dove la spesa corrente per il pagamento di stipendi è fra le più elevate in Italia e la produttività dei dipendenti regionali è fra le più basse. Se alla magistratura va sollecitata una risposta in tempi celeri sul giudizio definitivo che accerti le responsabilità degli amministratori degli Enti finiti sotto inchiesta, alla politica regionale si chiedono altre risposte. Al governo Crocetta si può rimproverare il fatto di aver operato con un po’ di improvvisazione e in modo brusco l’auspicato cambiamento, ma senza aver predisposto prima una “exit strategy” che, in tempi ragionevoli (2-3 anni ad esempio) facesse transitare il mondo della formazione professionale verso nuovi obiettivi e nuove modalità organizzative. Non si può fare di tutta l’erba un fascio e, difatti, la formazione professionale è in ginocchio da diversi mesi. Che si siano arricchiti indebitamente alcuni avidi amministratori è un conto; ma è altro conto che tanta gente, senza colpe al riguardo per scelte altrui, si trovi senza un quattrino da mesi. Una intelligente “exit strategy”, pur nella sua dimensione temporale transitoria, costituirebbe pur sempre un tassello di una strategia più ampia. Logicamente, infatti, la formazione professionale è complementare ai programmi governativi di investimento e alle politiche regionali di innovazione verso determinati settori o ambiti di attività economica. Dove deve andare la Sicilia nei prossimi anni? Verso quali scenari che il programma quadro Horizon 2020 dell’UE chiede agli stati membri di individuare? Fatte queste scelte di sistema, la formazione professionale va modellata di conseguenza. Non è un lavoro; non è la panacea di tutti i mali connessi allo sviluppo economico. La formazione costituisce infatti una preziosa opportunità per riconvertire ad altri lavori le professionalità di soggetti disoccupati o espulsi dal mercato del lavoro; rappresenta, allo stesso tempo, un modo intelligente per sostenere i giovani verso la ricerca di un’occupazione, anche nei nuovi mestieri. Tutto ciò in astratto. In pratica, sappiamo che non è stato sempre così e che per taluni Enti, complice anche la leggerezza dei governi regionali in materia, la formazione è stata un vero e proprio business che, grazie all’ingente disponibilità di risorse finanziarie pubbliche, ha consentito a molti amministratori di diversificare in altri campi e anche in interessi squisitamente personali. Tuttavia, di tutta l’erba non può farsi un fascio. Adesso il nuovo sistema di accreditamento dovrebbe facilitare la transizione verso questo un modello di formazione; ma non è detto che molti Enti, anche tra i più meritevoli, potranno arrivarci. Alcuni di loro, che pur avevano dato un seppur piccolo contributo alla riqualificazione del mondo del lavoro in Sicilia, stanno per chiudere i battenti.

Saro Faraci

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