Taormina Etna, scelte discutibili

LA POLITICA DEVE SEMPRE VENIRE DAL BASSO, MA NON PUO’ CADERE COSI’ IN BASSO

(un mio post su Facebook, del 18 novembre 2013)

L’idea di costituire un libero consorzio di comuni che reifica il vecchio Distretto Taormina Etna è fortemente discutibile; ne parlavo anche ieri con un autorevole collega universitario ed eravamo d’accordo. Di per sè la genesi di quel Distretto, prima ancora che fosse approvata la legge regionale sui sistemi turistici locali, era equivoca: nasceva come “patto fra patti” per intercettare risorse della programmazione negoziata, voluto dall’ex sindaco di Taormina Bolognari (area PD), sostenuto da Firrarello, oggi sindaco di Bronte (area PDL), osannato dai sindaci dei paesi c.d. minori dell’Etna in cerca di visibilità, e chiaramente ignorato dai big della politica catanese, distratti da altre faccende. A volte i fantasmi del passato ritornano.
Adesso, rivendicando una presunta progettualità che viene dal basso, gli stessi attori e qualche nuovo protagonista (come il sindaco di Giarre Bonaccorsi) tornano all’attacco per proporre il consorzio di comuni della Valle dell’Alcantara, in cui ovviamente Taormina vuol fare capofila. Naturalmente, ci vuole il brand Etna per acquisire visibilità e prestigio e dunque pensano di chiamarlo così. Che lascino in pace l’Etna e il suo naturale territorio, per favore!
Non è questione di campanilismo. Le aggregazioni territoriali vanno fatte in modo intelligente, rispettando le vocazioni naturali del paesaggio, le sinergie economico-imprenditoriali, gli assetti logistici, le interazioni fra le comunità non le convenienze dei politici.
Con tutto il bene che le voglio – perchè ci ho vissuto quattro anni di seguito e vi ho trascorso molte estati – Taormina è e rimarrà solo un prodotto turistico. Ha attraversato negli anni fasi alterne di sviluppo e di declino, ma non può confondersi con l’Etna e il suo territorio, che vede di rimpetto. Nè ha forza per essere capofila di un consorzio dei comuni etnei.
Se solo dal basso lo capissero bene gli operatori economici, orientando i politici e non viceversa subendo le loro scelte talvolta insensate, la delimitazione più congeniale del territorio etneo, sia sul piano amministrativo che turistico, sarebbe lo spazio denominabile “Mare dell’Etna”, ovvero tutto il fronte dei paesi marinari da Calatabiano fino a Cannizzaro-Acicastello e tutti i Paesi avvolti dal braccio amorevole della Montagna, sia i paesi etnei dei versanti sud e nord, sia comuni come Giarre ed Acireale. Pensate che aggregato verrebbe fuori, complementare e non subalterno a Catania che, con il suo aeroporto e la sua vocazione commerciale, rimarrebbe comunque un forte bacino attrattivo di flussi.
Così io l’avevo immaginato, con tanto di studio e di ricerche a supporto nel 2010; così non è stato, quando si è dato il via al distretto Mare dell’Etna in cui l’ingordigia di Acireale ha finito per esautorare alcuni importanti ed utili protagonisti del progetto che hanno deciso di mollare; così mi piacerebbe ancora che fosse.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...