Aeroporto di Catania declassato. Quali conseguenze sul valore commerciale di SAC?

Il declassamento dell’aeroporto avrà conseguenze sul valore commerciale della SAC?

(articolo sul settimanale I Vespri, in edicola dal 30 novembre 2013)

SAC-AeroportodeclassatoFontanarossa

Si torna a parlare di aeroporto di Catania, dopo il convegno di settembre organizzato dal Tavolo per le imprese e la notizia della conferma del disimpegno dell’Unione Europea. Infatti il 19 novembre 2013 – come ha scritto in una nota il Prof. Francesco Russo docente di trasporti e logistica all’Università della Calabria – il Parlamento europeo ha approvato due risoluzioni: una risoluzione legislativa che istituisce il meccanismo per collegare l’Europa (parte 2) e un’altra per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (parte 3). Da entrambe le risoluzioni è sparito l’attraversamento dello Stretto di Messina. In una delle due, come già previsto, l’aeroporto di Catania è stato declassato a “comprehensive” e ciò vuol dire che si potrà dar corso ai programmati interventi di sviluppo solo se si troveranno risorse finanziarie da qualche altra parte: a livello regionale oppure ministeriale, nell’ambito del piano nazionale dei trasporti.

Quali saranno le implicazioni di questa importante determinazione per la competitività della SAC, la società di gestione dell’aeroporto di Catania?  Se ne parlerà in un incontro organizzato nei primi giorni di dicembre da Confindustria, il principale referente associativo dell’aeroporto di Catania.  Sulla carta – rassicurano Tonino Taverniti e Gaetano Mancini, presidente e amministratore delegato di SAC rispettivamente – non ci dovrebbero essere conseguenze di questa decisione dell’Unione Europea: il traffico aeroportuale cresce, nuove rotte collegheranno prossimamente Catania ai principali aeroporti europei, non si prospettano all’orizzonte ipotesi di cessione delle quote azionarie. Nonostante la pesante perdita di 3.911.000 euro (nel bilancio consolidato al 31.12.2012), lo stato di salute di SAC dovrebbe esser buono, dopo la ristrutturazione aziendale avvenuta negli anni passati ad opera di Mancini. In effetti, però, anche se non immediatamente, ci saranno conseguenze di questa come di altre importanti determinazioni che stanno maturando nelle ultime settimane.

La SAC infatti gestisce l’aeroporto, non altre infrastrutture di trasporto. E se i progetti di sviluppo sull’aeroporto non potranno pienamente realizzarsi, per mancanza di risorse comunitarie, il valore commerciale dei possibili servizi generati da questa infrastruttura si abbasserà. Al momento opportuno, quando verrà il tempo di cedere le quote azionarie ad altro investitore (potrebbe essere un privato, una coalizione di privati, o un nuovo soggetto misto pubblico-privato), se non interverranno fatti significativamente importanti, il valore dell’avviamento risulterà sensibilmente più basso. E, dunque, il prezzo di vendita più abbordabile.

Nei giorni scorsi, è stata ribadita dal presidente di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) la volontà di procedere presto alla costruzione della stazione ferroviaria in prossimità dell’aeroporto di Catania. L’ing. Dario Lo Bosco, che è anche commissario della Camera di Commercio di Catania, ovvero il principale azionista di SAC, ha affermato che il progetto è pronto, bisognerà solo trovare le risorse finanziarie e presto Catania finalmente potrà avere, come le principali piazze europee, una stazione ferroviaria collegata all’aeroporto.  Il modo in cui verrà realizzata questa ulteriore infrastruttura è stato illustrato dall’amministratore delegato di SAC Gaetano Mancini, che ha precisato che si tratterà di un “people mover”, un trenino monorotaia che collegherà il tratto compreso fra la stazione ferroviaria e l’aerostazione. Se l’investimento iniziale avverrà verosimilmente a carico di RFI o con risorse acquisite dalle Ferrovie, non è stato specificato su chi graverà la gestione e la manutenzione annuali del “trenino”. Se ciò dovesse avvenire a carico di SAC, ovviamente ci saranno ulteriori costi che, “a bocce ferme” in assenza di ricavi, incideranno sulla redditività della società di gestione. Altra cosa, invece, se la stazione ferroviaria dovesse essere ubicata all’interno dell’aeroporto e tramite ascensore collegata al piano partenze, come avviene in molte altre città europee. In questo caso, gli oneri sarebbero marginali.

Analogo problema per l’allungamento della pista che dovrebbe avvenire, come da piano di sviluppo, a carico della SAC, seppur non interamente. Bisognerà capire però, in assenza di risorse europee, come tale intervento infrastrutturale potrà essere realizzato. Ad ogni modo, il beneficio sull’aumento dei passeggeri, tuttavia, non sarà automatico. L’aeroporto di Catania non è un hub e dunque il possibile incremento dei ricavi, associato ad un aumento del traffico passeggeri nei voli internazionali, è subordinato ad una approfondita analisi della domanda che, anche se già effettuata in passato da SAC, va riveduta perché negli ultimi due-tre anni le condizioni del mercato sono decisamente cambiate.

Sulla futura redditività della SAC, negativa nell’ultimo esercizio, incideranno però in positivo le possibili voci di ricavo. In programma c’è la riapertura della vecchia aerostazione Morandi, anch’essa prevista nel piano di sviluppo della società di gestione. Si creerebbe uno spazio addizionale a quello finora disponibile per l’affitto agli esercizi commerciali privati; anzi potrebbe nascere una vera e propria galleria commerciale, in grado di attrarre nuove tipologie di negozi e nuovi format distributivi. Tutto ciò, se comporterà indubbiamente costi da sostenere per l’investimento, potrà portare benefici in termini di maggiori introiti per la SAC.

Un’altra importante voce di ricavi è la gestione dei parcheggi; quasi tutti (ad eccezione di uno, di proprietà di un privato) sono della SAC ed insistono nelle immediate vicinanze dell’aerostazione. Sembra che ci siano ulteriori margini di miglioramento per rendere questi spazi più fruibili ed appetibili ai passeggeri in partenza, in modo da incrementare ulteriormente i ricavi di vendita. Ci vuole però un piano di management anche per i parcheggi.

In ultimo, nonostante la diffidenza del management di SAC che ci crede poco pur provenendo dal mondo cooperativo e confindustriale, e dunque in rappresentanza degli imprenditori, c’è la possibilità di esplorare l’area cargo, ovvero il trasporto delle merci che, per molte aziende operanti nei settori di nicchia, potrebbe rappresentare una valida alternativa al trasporto su gomma, sicuramente più economico dell’aereo, ma decisamente più lento nelle consegne oltre stretto.

Saro Faraci

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